Oberlunar e la “ri-umanizzazione” della musica artificiale guarda ad un EP necessario e lontano da Spotify

C’è un momento, dopo anni di sperimentazione con reti neurali, dataset, generatori e pipeline creative, in cui l’artista si accorge che la domanda non è più “quanto può diventare bravo il modello”, ma che cosa resta umano quando la musica diventa un processo computazionale continuo.

What if we were obernauts before we were code? di Oberlunar nasce esattamente lì: una piccola collezione di tracce folk electronic-ambient che tenta un gesto controintuitivo nel pieno dell’epoca generativa, ovvero, non accelerare, non saturare, non “ottimizzare”, ma restituire respiro. È un tentativo di ri-umanizzazione della musica artificiale: fragile, sì, e proprio per questo inevitabile.




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Uscita: 23 marzo 2025
Copyright: SIAE
Label: RUPA RUPA RECORDS

The machine learned the style.
The artist learned the machine.

In mezzo: silenzio, errore, variazione imperfetta. E quel punto d’ombra — dove l’algoritmo non è ancora levigato, dove la mano non è ancora sostituibile — è il luogo espressivo in cui l’EP emerge. È un EP da ascoltare a volumi differenti poiché su ogni range, su ogni frequenza, c’è qualcosa di nascosto nel paesaggio sonoro da scoprire, da capire.


Tecnossimbiosi: quando lo stile si intreccia con la macchina

Il progetto arriva dopo un lungo periodo di auto-tecnosimbiosi artificiale stilistica: un processo in cui l’identità sonora dell’artista Oberlunar si è intrecciata con strutture generate da reti neurali progettate, addestrate e curate da esso stesso. Qui non si tratta di “usare l’AI” come preset creativo, ma di conviverci: costruire modelli, guidare dinamiche, accettare scarti, farne grammatica.

Il risultato non suona come un manifesto anti-tecnologico. Suona, piuttosto, come una domanda intima: se il codice è diventato ambiente, quale parte di noi può ancora definirsi come quella “voce” che vi risuona all’interno?


Marzo 2025: Oberlunar esce da Spotify

In coerenza con questo discorso, già nel marzo 2025 Oberlunar sceglie di non pubblicare più la propria musica su Spotify. Non come posa, ma come scelta di progetto: se l’opera cerca delicatezza, non può vivere bene in un ecosistema dove la musica viene trattata soprattutto come flusso, retention, metrica.

Le ragioni, in questo passaggio storico, sono diventate sempre più condivise nel mondo artistico. E non sono una sola cosa: sono economia, governance, etica.

1) Economia: quando la “coda lunga” smette di valere

Dal 2024 Spotify ha introdotto una regola strutturale: un brano deve raggiungere almeno 1.000 stream nei 12 mesi precedenti per generare royalties “recorded music”. È una soglia pensata per ridurre rumore e frodi, ma che di fatto rende più dura la vita della musica di nicchia e sperimentale.

2) Royalties e bundling: il caso audiolibri (e lo scontro con i songwriter)

Nel 2024–2025, l’aggiunta degli audiolibri ai piani Premium e la riclassificazione come “bundle” ha alimentato una controversia legale negli USA: organizzazioni e associazioni di editori/songwriter hanno sostenuto che il meccanismo portasse a pagare un tasso meccanico scontato, riducendo le entrate per autori ed editori. La vicenda è arrivata in tribunale (MLC vs Spotify) e si è trasformata in uno dei dossier simbolo del periodo.

3) Etica: la frattura “military AI” e l’effetto domino

Dal 2025, un’altra faglia ha spinto molti artisti a uscire: le proteste legate agli investimenti del CEO/founder Daniel Ek (tramite Prima Materia) in Helsing, azienda di tecnologie per la difesa. La questione ha innescato dichiarazioni e ritiri pubblici, con un’onda che ha coinvolto nomi e comunità diverse.


“Non è solo Oberlunar”: chi ha detto no allo streaming, e perché

L’idea di togliere la musica da Spotify non è nuova — ma è cambiata la sua natura: non più gesto isolato, bensì pratica culturale.

  • Neil Young lasciò Spotify nel 2022 per protestare contro la gestione della disinformazione legata al caso Rogan; Joni Mitchell lo seguì. Nel 2024 i cataloghi sono poi tornati sulla piattaforma, in un contesto mutato e non privo di ambivalenze.
  • Nel 2025, la protesta su Helsing ha catalizzato ulteriormente il tema: tra gli artisti citati in quel ciclo di uscite e prese di posizione compaiono Deerhoof, Xiu Xiu, King Gizzard & the Lizard Wizard, fino ai Massive Attack, che hanno annunciato la volontà di rimuovere il catalogo collegando apertamente la scelta alla questione degli investimenti.
  • Nel 2026, il gesto è diventato ancora più esplicito per altri nomi, come Sylvan Esso e Godspeed You! Black Emperor, che hanno motivato l’uscita con ragioni etiche e di controllo artistico della distribuzione.

Dentro questo panorama, la decisione di Oberlunar (marzo 2025) si legge come un atto coerente: difendere una musica fragile in un ambiente che premia la riproducibilità, la quantità e l’attrito minimo.


Il progetto: ascoltare fuori dal feed

What if we were obernauts before we were code? non chiede soltanto attenzione: chiede un diverso tipo di ascolto. Non quello che scorre mentre fai altro, ma quello che accetta silenzi, errori, micro-variazioni. In fondo, è qui la re-umanizzazione: non nel rifiuto della macchina, ma nel rifiuto dell’idea che tutto debba diventare perfetto e ottimizzato.

È un EP che suona come un promemoria: prima di essere codice, eravamo presenza. Prima di essere output, eravamo tempo.

Elisa – Staff Obernauts of Oberlunar

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