Echoes – Oberlunar e… se gli umani abbandonassero la propria realtà corporea?

Echoes di Oberlunar: quando il connectoma diventa colonna sonora di un futuro distopico

Venerdì 1 marzo 2024. C’è un’immagine che torna con ostinazione, come un loop difettoso inciso nella memoria collettiva: palazzi sterminati, alveari verticali, e dentro—non persone—ma cervelli senza corpo, tenuti in vita come materia bio-computazionale. Un’architettura dell’orrore lucido, che sembra uscita da una videocassetta anni ’80: cyberpunk sporco, neon spenti, industria e carne mescolate senza più confini.

Eppure, oggi, quella visione non è più soltanto un’allucinazione estetica. È un confine che la ricerca sta davvero sfiorando.

Proprio mentre viene annunciata la pubblicazione imminente del videoclip Echoes di Oberlunar—un video distopico che mette in scena uno scenario del genere—il mondo scientifico continua a produrre indizi inquietanti: neuroni coltivati su microchip che apprendono compiti, reti biologiche che mostrano comportamenti adattivi, progetti europei che mirano a trasformare tessuti neurali in nuovi paradigmi di calcolo.


Dalla fantascienza al laboratorio: neuroni che imparano, chip che “ascoltano”

Nel 2022, un lavoro pubblicato su Neuron ha portato all’attenzione globale un esperimento destinato a restare: colture neurali (anche umane, derivate da cellule staminali) integrate con un sistema di input/output sono state in grado di apprendere un compito “a obiettivo”, come il celebre videogame Pong. Non è una metafora: parliamo di neuroni reali, su una matrice di elettrodi, inseriti in un ambiente digitale strutturato.

Nel frattempo, Barcellona si conferma uno dei nodi europei dove queste traiettorie si incrociano: un progetto come Neu-ChiP (in ambito europeo) ha esplicitato l’obiettivo di utilizzare cellule staminali neurali per alimentare dispositivi “brain-on-a-chip” orientati a nuove forme di computazione e apprendimento.

E il tassello “più disturbante” della narrazione—l’idea di rigenerare tessuto neurale a partire dal sangue—non è fantascienza: le iPSC (cellule staminali pluripotenti indotte) possono essere ottenute anche da cellule del sangue periferico, aprendo la strada a neuroni patient-specific su chip (con tutto ciò che implica, scientificamente ed eticamente).


Elegans-AI: il cervello di un verme come architettura per reti neurali

È in questo clima—metà scienza, metà presagio—che si inserisce il cuore del progetto ELEGANS di Oberlunar: non un “album fatto con l’AI” nel senso banale del termine, ma un percorso di tecnosimbiosi in cui la ricerca diventa forma artistica.

Il punto di svolta ha un nome preciso: Elegans-AI, articolo scientifico pubblicato su Neurocomputing, che introduce una classe di modelli in cui la topologia del connectoma di Caenorhabditis elegans (un minuscolo nematode, uno degli organismi più studiati in neuroscienze) viene convertita in architetture deep e reservoir. In altre parole: non si copia “il comportamento” del cervello, si importa la sua struttura—il suo cablaggio—dentro reti artificiali. Si simula il suo pensiero biochimico, meccanico…

Nel repository pubblico associato al paper, gli autori descrivono tre obiettivi chiave:

  1. convertire connectomi naturali in rappresentazioni artificiali,
  2. innestare quella circuiteria in modelli deep e reservoir per memoria/apprendimento,
  3. cercare una forma di explainability strutturale (omofilia/eterofilia, pattern small-world, ecc.).

È qui che la storia diventa (anche) giornalistica: perché Oberlunar non si ferma alla pubblicazione. Prende quel paradigma—il connectoma come “spartito” strutturale—e lo porta nel suo territorio naturale: la composizione.


Elegans: il terzo lavoro, il più importante. E la musica come organismo

Sul sito ufficiale, Elegans viene presentato esplicitamente come: “How the connectome of a small living being can generate music”, legando l’uscita discografica alla pubblicazione scientifica e al codice sorgente.

Nel racconto di questo terzo lavoro—che l’artista considera il più importante—la musica non è più soltanto stile, gusto, ispirazione. Diventa proprietà emergente di un’architettura: una rete con memoria, vincoli strutturali, dinamiche interne che non nascono dal caso ma da un cablaggio evolutivo “fossilizzato” in un organismo reale.

Non è necessario immaginare che il verme “scriva melodie” come un umano: il punto, più sottile e più contemporaneo, è che la struttura del vivente può diventare un motore che trasforma idee musicali in materia sonora, con regole non arbitrarie, ma imposte da una geometria neurale.


Il videoclip Echoes: distopia biocomputazionale e arte generativa “volutamente imperfetta”

Dentro questo quadro arriva Echoes, annunciato oggi e descritto come un’“avventura sci-fi” legata all’universo di Elegans.

Il videoclip—per come viene presentato—non tenta di “abbellire” il futuro: lo mette sotto una luce fredda. Il concept è netto: corpi assenti, cervelli presenti, l’umanità ridotta a infrastruttura di calcolo.

Per costruire l’estetica di Echoes, Oberlunar dichiara un uso di strumenti di arte generativa oggi già percepiti come “prima generazione” (Runway Gen-1/Gen-2, Midjourney, Microsoft Designer): una scelta che, letta in chiave cyberpunk, suona quasi programmatica. Tecnologie non più nuove per raccontare un futuro che sa di retroprofezia: come se la distopia fosse vecchia, ma finalmente realizzabile.

Chiara – Obernauts of Oberlunar

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